5 motivi per evitare i gelati convenzionali

Su Il fattaccio ho trovato questo interessante articolo di Giuliana Lomazzi che ora ripropongo.  Sul fatto che i gelati industriali fossero di qualità più che scadente non avevo il minimo dubbio (basta leggere le etichette per capirlo: olii e grassi vegetali nel gelato! Ma perchè???), ma alcune altre informazioni mi sfuggivano. Spero possa interessarvi!

INGREDIENTI GONFIATI CON L’ARIA

Proteine sintetiche ogm, additivi, aromi e coloranti di sintesi: per evitare tutto questo, meglio scegliere un buon gelato bio. In media, noi italiani mangiamo ogni anno 15 kg a testa di gelato e, per il 60%, lo scegliamo artigianale. Rispetto al passato, non mostriamo più di gradire i gusti artificiali, come l’azzurro e improbabile “puffo”. Vanno per la maggiore i sapori naturali, soprattutto a base di frutta, e quelli più insoliti, realizzati con latte di asina o bufala freschi di mungitura (come vengono proposti da certi agriturismi), o con i prodotti tipici, come il bergamotto di Calabria o l’Amarone (vino rosso veneto). E l’assortimento di certo non manca, visto che si possono superare i 600 gusti diversi.Purtroppo, dal punto di vista qualitativo non possiamo dire che le cose vanno così bene. Ecco 5 buoni motivi per gustarsi un buon gelato bio, o biodinamico, piuttosto di uno convenzionale, industriale o artigianale (sì, perché anche quello artigianale può riservare gelide sorprese). Se vi sembrano pochi, leggeteli attentamente e scoprirete che sono molto validi!

1- CONO AL PESCE

A partire da marzo 2010 i produttori industriali di gelato possono aggiungere ai loro prodotti la proteina ISP (ice structuring protein), isolata inizialmente in un merluzzo artico. La proteina serve a impedire al gelato disciogliersi facilmente, semplificandone così il trasporto – e agevolando pure il passeggio sotto il sole! Nei gelati viene usata una proteina sintetica ricreata in laboratorio a partire da lieviti di panetteria transgenici. Così ci ritroveremo con un gelato ogm che, a detta del produttore, conterrà però molti meno grassi. Ma ci ritroveremo anche con il rischio di allergie perché, come sappiamo, i lieviti sono degli allergeni. Consola sapere che per il momento questa proteina, già impiegata negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, non verrà usata in Italia. La sua presenza deve essere comunque dichiarata in etichetta.

 2- QUANTA ARIA DESIDERA ?

I gelati industriali vengono preparati mesi prima del consumo, e spesso trasportati anche a lunghe distanze. Diventa perciò indispensabile trovare accorgimenti che li mantengano morbidi per un periodo prolungato, altrimenti con il tempo diventerebbero dei mattoncini ben poco gradevoli. Ecco perché durante la fase di congelamento si comincia a insufflare aria.l risultato? Un prodotto soffice e leggero, con una percentuale di aria che si aggira sul 100-130%. Insomma, come dire che da 5 chili di miscela base (acqua, grassi, zuccheri ecc.) si ottengono 10 litri di gelato. Conveniente – per chi lo produce.

 3- MATERIE PRIME POCO VALIDE

Latte in polvere, grassi vegetali spesso idrogenati ma in ogni caso non certo estratti a freddo (verrebbe dichiarato a grandi lettere sulla confezione!), succhi di frutta, zuccheri: ecco gli ingredienti base di un gelato tipico, usurpatori dei più costosi ingredienti tradizionali – latte intero, panna, frutta. Ricordiamo che i grassi vegetali ottenuti con sostanze chimiche sono nocivi per l’organismo. Inoltre spesso dietro questa dicitura si nascondono l’olio di cocco o il grasso di palma, che sono entrambi saturi; quello di palma in particolare richiede, per la sua produzione, un alto tributo alle foreste tropicali.

 4- AGGIUNTE A GOGO’

In netto contrasto con quanto avviene nel bio e nel biodinamico, i gelati industriali fanno uso di vari additivi e aromi di sintesi: sono questi ultimi, per esempio, a dare il gusto di frutta a un prodotto che di frutta ne ha vista ben poca. Non mancano poi stabilizzanti quali i polisorbati, gli esteri, gli acidi grassi, i mono e digliceridi degli acidi grassi (questi ultimi possono essere ricavati dal maiale). A questi si aggiungono i coloranti sintetici. Nel bio sono concessi solo coloranti naturali (come l’estratto di barbabietola per ravvivare lo sciroppo di amarene) e stabilizzanti ricavati da sostanze naturali come l’agar-agar, la farina di carrube o i semi di guar. L’emulsionante del gelato bio è la lecitina, utile per ottenere impasti voluminosi senza usare il tuorlo d’uovo.Ed ecco qualche numero relativo agli additivi: nel gelato convenzionale si possono usare 48 stabilizzatori diversi, contro i 12 del bio (e soltanto uno concesso nel biodinamico: la farina di semi di guar). Quanto agli emulsionanti, nel gelato convenzionale si può scegliere tra 19 tipi diversi, mentre nel bio è concessa soltanto la già citata lecitina.

5- I SEMILAVORATI

I gelati industriali vengono elaborati a partire da prodotti semilavorati, cioè miscele in polvere confezionate. Purtroppo, lo stesso vale per molti gelati artigianali, benché certamente non per tutti. Il vantaggio di queste miscele è che sono pronte all’uso, basta una rapida lavorazione per ottenere il gelato; l’inconveniente, è che contengono approssimativamente il 30% tra aromi, emulsionanti, correttori di acidità ecc. Insomma, di artigianale hanno decisamente ben poco.

Scegliere un buon gelato. Arrivati a questo punto avremo ben compreso che cosa non comprare di certo. Ma in linea generale, come capire se abbiamo acquistato un gelato buono? Prima di tutto dalla consistenza. Se è spugnosa, può voler dire che il gelato contiene grassi di bassa qualità, degenerati per una cattiva conservazione. Il prodotto conservato male può anche contenere dei cristalli di ghiaccio. Da parte sua, il gelato che fatica a sciogliersi può avere tra gli ingredienti i grassi idrogenati.

TRA LE MATERIE PRIME CHE E’ MEGLIO EVITARE OLTRE A QUELLE GIA’ CITATE

ricordiamo lo sciroppo di mais, vietato nel biodinamico. Si tratta di un prodotto economico e con un alto potere dolcificante, ottenuto lasciando a lungo in immersione il mais in vasche piene di enzimi che possono essere ogm. Attenzione anche agli sciroppi di glucosio e fruttosio, pure questi derivati dal mais. La presenza di pezzetti di frutta fresca o secca è evidentemente indice di un buon prodotto. Infine, valutiamo il sapore. Se è stucchevole ci può essere troppo zucchero, usato magari per coprire il gusto di materie prime di scarsa qualità. Anche un gelato pesante da digerire non è l’ideale: probabilmente abbonda di grassi. O forse abbiamo esagerato noi con le dosi. Infatti anche queste vanno tenute d’occhio: non dimentichiamo che il gelato è un prodotto decisamente calorico. Ecco perché è bene orientarsi su sorbetti e gelati a base di yogurt o soia, a scapito soprattutto di semifreddi, cornetti e biscotti farciti.L’idea di pasteggiare con il gelato non è ottimale; meglio fare un pasto leggero e concludere con un gelatino di proporzioni modeste, comunque non troppo spesso.

IL FUTURO DEL GELATO ARTIGIANALE

Può essere interessante sapere che è stato depositato un progetto di legge per tutelare questo prodotto. Alcune proposte sono molto valide: per esempio si dà la possibilità di usare al posto dello zucchero (il saccarosio è sempre presente nei gelati perché ne facilita il congelamento), miele e sciroppo di acero; il gelato alla frutta, poi, dovrà contenere almeno il 15% di agrumi e il 30% di altra frutta. Sarà vietato insufflare aria compressa per aumentare il volume del prodotto; vietati anche ogm, grassi vegetali (con l’eccezione di quelli già presenti naturalmente in ingredienti come noci, avocado ecc.), aromi e coloranti di sintesi, edulcoranti artificiali. Purtroppo il disegno di legge non prevede l’impiego di latte di soia o di altre bevande vegetali.

Il grano – parte 1

Il grano (Triticum), o frumento, è una graminacea di antica coltura che cresce quasi ovunque.

La classificazione del grano è stata oggetto di molti studi e discussioni. Secondo quella di Falskenger, una delle più seguite:

esso comprende 15 specie, che si raggruppano in 3 sezioni distinte in base al numero dei cromosomi delle cellule vegetative (o somatiche). Queste sono: Monococca  con 14 cromosomi (g. diploidi), Dicoccoidea con 28 cromosomi (g. tetraploidi), Speltoidea con 42 cromosomi (g. esaploidi). La sezione dei Monococca ha il centro d’origine, secondo N.I. Vavilov, nell’Asia Minore e nella penisola balcanica. Deriva dal selvaticoTriticum boeoticum e comprende una sola specie coltivata, Triticum monococcum, con rachide fragile e cariossidi avvolte dalle glumette anche dopo la trebbiatura (grani vestiti), e due specie selvatiche (Triticum aegilopoides e Triticum thaoudar), con rachide della spiga che si disarticola a maturità e cariossidi vestite. La sezione dei Dicoccoidea, originari dell’Etiopia, comprende una sola specie selvatica, Triticum dicoccoides (rachide che si disarticola a maturità in cariossidi vestite) e, come specie coltivate, Triticum dicoccum (farro), con rachide fragile e cariossidi vestite, e un gruppo (Triticum durum, Triticum turgidum, Triticum polonicum, Triticum persicum, Triticum pyramidale, Triticum orientale) con rachide tenace e cariossidi libere dalle glumette dopo trebbiatura (grani nudi). La sezione degli Speltoidea, il cui centro d’origine è nell’Asia montana sud-occidentale (Afghānistān, Panjāb ecc.), comprende solo specie coltivate, di cui una (Triticum spelta) ha spighe con rachide fragile e cariossidi vestite e le altre (Triticum vulgare,Triticum compactum, Triticum sphaerococcum) hanno spighe con rachide tenace e cariossidi nude.

Secondo alcuni, Triticum aegilopoides è costituito in realtà da due specie: il monococco spontaneo europeo (Triticum boeoticum), scoperto in Grecia, e il monococco spontaneo asiatico (Triticum thaoudar), scoperto in Asia Minore. Vi è poi un frumento tetraploide con caratteristiche particolari (Triticum timopheevi) che, insieme con Triticum dicoccoides, è notevolmente refrattario agli incroci. DiTriticum monococcum, Triticum dicoccum, Triticum vulgare e Triticum compactum è stata dimostrata la presenza nell’Europa centrale già dal Paleolitico;Triticum spelta è l’unica specie spontanea endemica dell’Europa centrale, i Romani lo conobbero appena dopo le loro invasioni in Germania.

Dei g. vestiti ha qualche importanza solo Triticum dicoccum (Russia); dei nudi il più coltivato è Triticum vulgare (o sativum o aestivum), poi Triticum compactum(America, Etiopia), Triticum turgidum (paesi caldo-aridi della regione Mediterranea in senso lato) e Triticum durum (in generale nelle regioni caldo-aride).

Fonte: Enciclopedia Treccani

I frumenti teneri comprendono il maggior numero di varietà ed hanno la massima estensione colturale anche perché sono i soli in coltivazione nei paesi nordici. I grani duri, invece, sono più tipici dei paesi con clima temperato caldo.

L’Italia è un grande produttore di frumento: esso occupa circa il 35% dei seminativi, circa un terzo dell’intera superficie in rotazione agraria ed il 70% della superficie coltivata a cereali.

ALCUNI TIPI DI GRANO VISTI NEL DETTAGLIO. E’ IMPORTANTE SAPERE.

Creso e derivati: storia di un frumento modificato che causò la celiachia

Il 25 ottobre 1974 venne iscritta nel “Registro varietale” una nuova tipologia di grano duro: il Creso. Si tratta di un grano di maggiore produttività (può arrivare fino a cinque volte più del Kamut o del Senatore Cappelli), precocità, stabilità qualitativa, molto ricco di glutine e più resistente ai veleni.

La pianta risulta essere molto più bassa di quelle dei grani tradizionali, che possono arrivare anche al metro e sessanta. Avere piante basse è certo un vantaggio per la coltivazione meccanizzata per due motivi: 1. le maglie delle trebbiatrici sono basse e 2. Le piante basse non “allettano”, cioè non si piegano in basso a causa di vento e della pioggia, cosa che rende molto più semplice la trebbiatura, evitando di intervenire manualmente.

Va da sé che in breve tempo il Creso diventò la varietà più usata in assoluto e ancora oggi ha un posto di rilievo tra i tipi di grano duro più diffusi (per altro quasi tutti suoi derivati…).

Se fino a qui, resistenza ai veleni a parte, vi è sembrata una rivoluzione positiva, leggete il resto della storia e vi ricrederete.

Successivamente, infatti, anche se ancora troppe persone ancora non lo sanno, si scoprì che quel grano era stato creato da un gruppo di ricercatori del Cnen, ente oggi noto come E.n.e.a., Ente Nazionale per l’Energia Atomica, sito nei pressi di Roma.

L’equipe bombardò con i raggi gamma di un isotopo radioattivo del Cobalto la varietà “Senatore Cappelli” e incrociò la risultante (il “Cappelli CB144”) con la varietà messicana “Cimmyt”. Così nacque il terribile “Creso”, che ogni giorno italiani e non hanno sulle proprie tavole sotto forma di pane e pasta.

Già! Avete capito bene. E’ la pura verità, anche sembra l’inizio di uno scadente film horror (del tipo Grano rosso sangue, che parla di mais malefico [infatti devo ancora capire perchè intitolarlo GRANO e non MAIS, ma vabbè…]).

Ora veniamo alle fregature.

Per i produttori. La pianta del Creso è sì più produttiva delle altre, ma è anche molto meno fertile. Per questa ragione i contadini che scelgono di coltivarla si infilano in un mercato di acquisto annuale di sementi. L’esatto opposto di ciò che accade con il Senatore Cappelli o con il Kamut, piante meno produttive ma molto fertili!

Per i consumatori. Attualmente un prodotto è considerato OGM solo se si interviene direttamente sui suoi geni, sul suo DNA, per mezzo di tecniche di ingegneria genetica. Il Creso non è considerato OGM sebbene i suoi geni siano stati modificati in un laboratorio nucleare attraverso l’uso di radiazioni. Per questo può essere venduto come alimento non OGM, pur essendolo praticamente a tutti gli effetti. Ora, qualcuno potrà obiettare che anche le varietà incrociate sono OGM. Ebbene, io dico di no: per me c’è una differenza abissale tra l’incrociare delle specie e il modificare il laboratorio il dna di un’essere vivente o il bombarlo con le radiazioni. Ripeto: ABISSALE.

Comunque sia, questo grano malefico e i suoi derivati sembrano, inoltre, essere i responsabili della sempre maggiore diffusione della celiachia (l’intolleranza al glutine). Per quanto mi riguarda, oltre a non aver nessun problema a crederci, non mi sembra neanche un’ipotesi così surreale: d’altronde non si può bombardare con radiazioni gamma qualcosa e aspettarsi che il risultato sia sano. E questo vale anche per tutte le altre schifezze prodotte dall’ingegneria genetica, con o senza radiazioni!

Tornando al grano, il suo rapporto con la celiachia è in relazione alla modifica della sua parte proteica (il glutine appunto), e in particolare di una parte di essa: la gliadina. Il glutine modificato risulta di difficile digestione per il nostro organismo e, così, è causa del malassorbimento e delle infiammazioni. Da qui l’aumento esponenziale dei malati.

Sono d’accordo con le parole di Ernesto Landi, Presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi italiani, quando dice:

“Non esito a definire pauroso lo scenario che l’intreccio di tecnologia, scienza e interessi commerciali ci fa intravedere. Non mi piace un mondo in cui l’agricoltura e dunque il diritto a una alimentazione sana, equilibrata e quantitativamente sufficiente, possa venir messo sotto il completo controllo di pochi giganti multinazionali. Questo pericolo è particolarmente acuto e terribilmente probabile. La scienza e la tecnica devono essere strumenti di progresso e di democrazia e non dovrebbero piegarsi alle cieche leggi di un’economia che non rispetta i reali bisogni della gente. Non bisogna dimenticare che le società umane sono strutture che elaborano complessi codici di comportamento all’interno dei quali si organizzano rapporti centrati sulla condivisione di valori comuni. Tale elaborazione culturale crea una rete di interessi e di scambi basati sulla solidità e la compattezza dell’intero sistema sociale. Senza il cemento culturale, da cui discendono norme di comportamento condivise, non esisterebbero strutture sociali e nemmeno scambi. La sfera economica, dunque, deriva e dipende dalla sfera culturale e deve essere a servizio di questa, non viceversa.”

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Grano duro varietà Senatore Cappelli

Il Senatore Cappelli è una varietà di grano duro ottenuta attraverso incroci da Nazareno Strampelli, nei primi anni del ‘900. Strampelli fu incaricato dal regime mussoliniano, che perseguiva l’autarchia, di selezionare un grano che avesse una buona adattabilità, che fosse nutriente ma digeribile e che contenesse molto glutine (poiché il glutine è energetico).
Il Senatore Cappelli, era diffuso soprattutto nell’Italia centro-meridionale, però poi fu abbandonato in favore di varietà più produttive (sì perché si guarda solo ai soldi qui), cioè a favore del Creso e dei suoi derivati.
Questo grano è ormai coltivato da poche aziende, per lo più biologiche. Nonostante la sua relativa modernità, è considerata una varietà pregiata perché non ha subito alterazioni attraverso le moderne tecniche di manipolazione genetica. Gli esperti gli attribuiscono una elevata tollerabilità, ma non per questo può essere consumato da chi ormai soffre di celiachia.

Se trovate prodotti a base di Senatore Cappelli, vi consiglio di preferirli.

Nazareno Strampelli

(Continua…)

Il saccheggio delle falde acquifere italiane e lo sfruttamento di Coca-cola

Condivido anche qui, oltre che su Pachamama e poi, perchè credo sia importante informare le persone su ciò che accada.
Altraeconomia smaschera uno dei più calomorosi episodi di saccheggio delle falde acquifere italiane ad opera delle multinazionali (Coca-cola in questo caso). Ad esempio a Nogara, in provincia di Verona, dove Coca-cola ha il suo principale stabilimento italiano, la multinazionale preleva ben 1,25 miliardi di litri di acqua di falda, pagandola 45 volte di meno dei normali cittadini della zona. Rispetto al canone irrisorio che pagano, i loro profitti sono altissimi (1,1 miliardi di euro nel caso di Coca-cola!).

ITALIANI SVEGLIATEVI!

Lo zucchero

Lo zucchero bianco, sia di barbabietola che di canna, che ogni giorno consumiamo per via diretta o indiretta (attraverso dolci, bibite zuccherate, conserve, caramelle e tanto altro) è il prodotto di una lunga trasformazione industriale e la causa di molte malattie e disturbi che affliggono un numero sempre crescente di persone. Ma andiamo con calma.

In La danza col Diavolo, G. Schwab definisce il procedimento di lavorazione dello zucchero in questi termini:

Il succo zuccherino proveniente dalla prima fase della lavorazione della barbabietola o della canna da zucchero viene prima depurato con latte di calce, processo che provoca la perdita e la distruzione di gran parte delle sostanze nutritive del succo, e poi viene trattato con anidride carbonica per eliminare la calce in eccesso. Il prodotto quindi subisce un trattamento acido solforoso e viene poi cotto e raffreddato più volte, cristallizzato e centrifugato. Pensate sia finita? Certo che no, perchè sopo tutte queste fasi lo zucchero ottenuto è quello definito “grezzo”.

Si passa allora alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno).

Quindi, ricapitolando, abbiamo diverse tipologie di zucchero distinguibili in base al processo di lavorazione che hanno subito. Nell’ordine:

Zucchero integrale: è un prodotto artigianale che si ottiene dalla semplice spremitura della canna da zucchero e dall’evaporazione del succo; oltre al saccarosio contiene glucosio e sali minerali. Presenta un colore molto scuro e una consistenza particolare (simile ad un trito fine di nocciole perchè non è cristallizzato). Zuccheri integrali sono ad esempio il Mascobado e il Dulcita che trovate da Altromercato; il primo ha un sapore ha un retrogusto di liquirizia, mentre il secondo ha un gusto più neutro.

Zucchero grezzo: L’unico grezzo venduto al dettaglio è quello di canna nelle varietà Demerara, Cassonade e Rapadura, mentre quello grezzo di Barbabietola non è commercializzato. Lo zucchero grezzo di canna è parzialmente purificato, ma contiene ancora piccole quantità di sali minerali, fruttosio e glucosio. Lo zucchero grezzo, prima di essere commercializzato, viene tratto con latte di calcio e con calce viva, quindi viene a contatto con acido carbonico e anidride solforosa, viene cotto più volte, raffreddato e cristallizzato.

Zucchero bianco. Si ottiene sbiancando chimicamente lo zucchero grezzo e può essere sia di canna, sia di barbabietola.

Esiste poi un altro tipo di zucchero, quello bruno, che, da quello che ho capito, altro non è se non zucchero bianco raffinato a cui viene poi aggiunta la melassa e il colorante E150 (derivato dal caramello). Dato che viene spacciato per zucchero di canna, prestate molta attenzione.

Lo zucchero poi, può subire ulteriori lavorazioni. Avremo così:

Zucchero liquido. Soluzione acquosa di saccarosio (con almeno 62%) e zucchero invertito inferiore al 3%; usato per pasticceria e bar (cocktails).

Zucchero invertito liquido. Soluzione acquosa di saccarosio (almeno il 62%) e zucchero invertito (saccarosio idrolizzato) fra 3 e 50%; è usato per gelateria e pasticceria.

Sciroppo di glucosio. Soluzione acquosa, deriva dall’idrolisi enzimatica dell’amido di diversa origine (soprattutto mais), depurata e concentrata fino almeno al 70% di saccarosio e oltre il 20% di destrosio (glucosio). Incredibilmente questo sciroppo è lecito disidratarlo e reidratarlo ed è molto usato in pasticceria.

Cosa provoca lo zucchero bianco?

A livello intestinale provoca produzione di gas, tensione addominale e alterazione della flora batterica.

Provoca decalcificazione delle ossa e dei denti, con conseguente insorgenza di carie e malattie varie. L’associazione francese di Odontostomatologia Preventiva ha confermato i lavori di vari dentisti (come il dottor Weston Price e il dottor Beguin), secondo i quali “lo zucchero integrale di canna rappresenta uno degli elementi essenziali nella prevenzione della carie dentaria” (vedi: Consigli di benessere alimentare, Pierre Pellizzari, edizioni “Il Punto d’Incontro”)

Influisce sul sistema nervoso, creando  stati di irritabilità, falsa euforia, dipendenza, ecc.

Una ricerca clinica condotta su minorenni particolarmente rissosi, reclusi in 14 istituti di pena statunitensi, ha dimostrato che eliminando lo zucchero industriale dalla loro dieta le risse diminuivano del 40%; un esperimento simile fu condotto in Inghilterra su 50 detenuti e diede risultati pressoché analoghi.
Un’altra ricerca condotta in Virginia su 276 giovani delinquenti detenuti, ha dimostrato la riduzione del 50% del comportamento violento a seguito della soppressione dello zucchero industriale. Quindi sembrerebbe che lo zucchero raffinato danneggi il corretto funzionamento delle cellule cerebrali rendendo l’individuo più irritabile, soggetto allo stress e più violento.

Influisce anche sul metabolismo causando picchi glicemici cui il pancreas risponde immettendo insulina nel sangue.

Il latte vaccino

Oggi propongo un video, parte di una puntata del programma Elisir di Rai 3, in cui la Dott.ssa Anna Villarini parla del latte vaccino e dei suoi effetti sulla salute delle persone.
Io, come moltissime altri, adoro il latte e i formaggi, ma sono consapevole del fatto che il consumo di questi prodotti va limitato. Se si sceglie di consumare latte e derivati, inoltre, si deve preferire quelli di origine biologica a quelli industriali. Certo, costano di più, ma sono anche più sani perchè le mucche allevate con metodi biologici o/e biodinamici non sono continuamente imbottite di ormoni, steroidi e antibiotici (usati per curare le mastiti alle mammelle che il continuo sfruttamento provoca loro).

Vi lascio con il video.