Il grano – parte 1

Il grano (Triticum), o frumento, è una graminacea di antica coltura che cresce quasi ovunque.

La classificazione del grano è stata oggetto di molti studi e discussioni. Secondo quella di Falskenger, una delle più seguite:

esso comprende 15 specie, che si raggruppano in 3 sezioni distinte in base al numero dei cromosomi delle cellule vegetative (o somatiche). Queste sono: Monococca  con 14 cromosomi (g. diploidi), Dicoccoidea con 28 cromosomi (g. tetraploidi), Speltoidea con 42 cromosomi (g. esaploidi). La sezione dei Monococca ha il centro d’origine, secondo N.I. Vavilov, nell’Asia Minore e nella penisola balcanica. Deriva dal selvaticoTriticum boeoticum e comprende una sola specie coltivata, Triticum monococcum, con rachide fragile e cariossidi avvolte dalle glumette anche dopo la trebbiatura (grani vestiti), e due specie selvatiche (Triticum aegilopoides e Triticum thaoudar), con rachide della spiga che si disarticola a maturità e cariossidi vestite. La sezione dei Dicoccoidea, originari dell’Etiopia, comprende una sola specie selvatica, Triticum dicoccoides (rachide che si disarticola a maturità in cariossidi vestite) e, come specie coltivate, Triticum dicoccum (farro), con rachide fragile e cariossidi vestite, e un gruppo (Triticum durum, Triticum turgidum, Triticum polonicum, Triticum persicum, Triticum pyramidale, Triticum orientale) con rachide tenace e cariossidi libere dalle glumette dopo trebbiatura (grani nudi). La sezione degli Speltoidea, il cui centro d’origine è nell’Asia montana sud-occidentale (Afghānistān, Panjāb ecc.), comprende solo specie coltivate, di cui una (Triticum spelta) ha spighe con rachide fragile e cariossidi vestite e le altre (Triticum vulgare,Triticum compactum, Triticum sphaerococcum) hanno spighe con rachide tenace e cariossidi nude.

Secondo alcuni, Triticum aegilopoides è costituito in realtà da due specie: il monococco spontaneo europeo (Triticum boeoticum), scoperto in Grecia, e il monococco spontaneo asiatico (Triticum thaoudar), scoperto in Asia Minore. Vi è poi un frumento tetraploide con caratteristiche particolari (Triticum timopheevi) che, insieme con Triticum dicoccoides, è notevolmente refrattario agli incroci. DiTriticum monococcum, Triticum dicoccum, Triticum vulgare e Triticum compactum è stata dimostrata la presenza nell’Europa centrale già dal Paleolitico;Triticum spelta è l’unica specie spontanea endemica dell’Europa centrale, i Romani lo conobbero appena dopo le loro invasioni in Germania.

Dei g. vestiti ha qualche importanza solo Triticum dicoccum (Russia); dei nudi il più coltivato è Triticum vulgare (o sativum o aestivum), poi Triticum compactum(America, Etiopia), Triticum turgidum (paesi caldo-aridi della regione Mediterranea in senso lato) e Triticum durum (in generale nelle regioni caldo-aride).

Fonte: Enciclopedia Treccani

I frumenti teneri comprendono il maggior numero di varietà ed hanno la massima estensione colturale anche perché sono i soli in coltivazione nei paesi nordici. I grani duri, invece, sono più tipici dei paesi con clima temperato caldo.

L’Italia è un grande produttore di frumento: esso occupa circa il 35% dei seminativi, circa un terzo dell’intera superficie in rotazione agraria ed il 70% della superficie coltivata a cereali.

ALCUNI TIPI DI GRANO VISTI NEL DETTAGLIO. E’ IMPORTANTE SAPERE.

Creso e derivati: storia di un frumento modificato che causò la celiachia

Il 25 ottobre 1974 venne iscritta nel “Registro varietale” una nuova tipologia di grano duro: il Creso. Si tratta di un grano di maggiore produttività (può arrivare fino a cinque volte più del Kamut o del Senatore Cappelli), precocità, stabilità qualitativa, molto ricco di glutine e più resistente ai veleni.

La pianta risulta essere molto più bassa di quelle dei grani tradizionali, che possono arrivare anche al metro e sessanta. Avere piante basse è certo un vantaggio per la coltivazione meccanizzata per due motivi: 1. le maglie delle trebbiatrici sono basse e 2. Le piante basse non “allettano”, cioè non si piegano in basso a causa di vento e della pioggia, cosa che rende molto più semplice la trebbiatura, evitando di intervenire manualmente.

Va da sé che in breve tempo il Creso diventò la varietà più usata in assoluto e ancora oggi ha un posto di rilievo tra i tipi di grano duro più diffusi (per altro quasi tutti suoi derivati…).

Se fino a qui, resistenza ai veleni a parte, vi è sembrata una rivoluzione positiva, leggete il resto della storia e vi ricrederete.

Successivamente, infatti, anche se ancora troppe persone ancora non lo sanno, si scoprì che quel grano era stato creato da un gruppo di ricercatori del Cnen, ente oggi noto come E.n.e.a., Ente Nazionale per l’Energia Atomica, sito nei pressi di Roma.

L’equipe bombardò con i raggi gamma di un isotopo radioattivo del Cobalto la varietà “Senatore Cappelli” e incrociò la risultante (il “Cappelli CB144”) con la varietà messicana “Cimmyt”. Così nacque il terribile “Creso”, che ogni giorno italiani e non hanno sulle proprie tavole sotto forma di pane e pasta.

Già! Avete capito bene. E’ la pura verità, anche sembra l’inizio di uno scadente film horror (del tipo Grano rosso sangue, che parla di mais malefico [infatti devo ancora capire perchè intitolarlo GRANO e non MAIS, ma vabbè…]).

Ora veniamo alle fregature.

Per i produttori. La pianta del Creso è sì più produttiva delle altre, ma è anche molto meno fertile. Per questa ragione i contadini che scelgono di coltivarla si infilano in un mercato di acquisto annuale di sementi. L’esatto opposto di ciò che accade con il Senatore Cappelli o con il Kamut, piante meno produttive ma molto fertili!

Per i consumatori. Attualmente un prodotto è considerato OGM solo se si interviene direttamente sui suoi geni, sul suo DNA, per mezzo di tecniche di ingegneria genetica. Il Creso non è considerato OGM sebbene i suoi geni siano stati modificati in un laboratorio nucleare attraverso l’uso di radiazioni. Per questo può essere venduto come alimento non OGM, pur essendolo praticamente a tutti gli effetti. Ora, qualcuno potrà obiettare che anche le varietà incrociate sono OGM. Ebbene, io dico di no: per me c’è una differenza abissale tra l’incrociare delle specie e il modificare il laboratorio il dna di un’essere vivente o il bombarlo con le radiazioni. Ripeto: ABISSALE.

Comunque sia, questo grano malefico e i suoi derivati sembrano, inoltre, essere i responsabili della sempre maggiore diffusione della celiachia (l’intolleranza al glutine). Per quanto mi riguarda, oltre a non aver nessun problema a crederci, non mi sembra neanche un’ipotesi così surreale: d’altronde non si può bombardare con radiazioni gamma qualcosa e aspettarsi che il risultato sia sano. E questo vale anche per tutte le altre schifezze prodotte dall’ingegneria genetica, con o senza radiazioni!

Tornando al grano, il suo rapporto con la celiachia è in relazione alla modifica della sua parte proteica (il glutine appunto), e in particolare di una parte di essa: la gliadina. Il glutine modificato risulta di difficile digestione per il nostro organismo e, così, è causa del malassorbimento e delle infiammazioni. Da qui l’aumento esponenziale dei malati.

Sono d’accordo con le parole di Ernesto Landi, Presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi italiani, quando dice:

“Non esito a definire pauroso lo scenario che l’intreccio di tecnologia, scienza e interessi commerciali ci fa intravedere. Non mi piace un mondo in cui l’agricoltura e dunque il diritto a una alimentazione sana, equilibrata e quantitativamente sufficiente, possa venir messo sotto il completo controllo di pochi giganti multinazionali. Questo pericolo è particolarmente acuto e terribilmente probabile. La scienza e la tecnica devono essere strumenti di progresso e di democrazia e non dovrebbero piegarsi alle cieche leggi di un’economia che non rispetta i reali bisogni della gente. Non bisogna dimenticare che le società umane sono strutture che elaborano complessi codici di comportamento all’interno dei quali si organizzano rapporti centrati sulla condivisione di valori comuni. Tale elaborazione culturale crea una rete di interessi e di scambi basati sulla solidità e la compattezza dell’intero sistema sociale. Senza il cemento culturale, da cui discendono norme di comportamento condivise, non esisterebbero strutture sociali e nemmeno scambi. La sfera economica, dunque, deriva e dipende dalla sfera culturale e deve essere a servizio di questa, non viceversa.”

https://antichinuovisapori.files.wordpress.com/2013/07/ba6ec-mietiturameccanica.jpg

Grano duro varietà Senatore Cappelli

Il Senatore Cappelli è una varietà di grano duro ottenuta attraverso incroci da Nazareno Strampelli, nei primi anni del ‘900. Strampelli fu incaricato dal regime mussoliniano, che perseguiva l’autarchia, di selezionare un grano che avesse una buona adattabilità, che fosse nutriente ma digeribile e che contenesse molto glutine (poiché il glutine è energetico).
Il Senatore Cappelli, era diffuso soprattutto nell’Italia centro-meridionale, però poi fu abbandonato in favore di varietà più produttive (sì perché si guarda solo ai soldi qui), cioè a favore del Creso e dei suoi derivati.
Questo grano è ormai coltivato da poche aziende, per lo più biologiche. Nonostante la sua relativa modernità, è considerata una varietà pregiata perché non ha subito alterazioni attraverso le moderne tecniche di manipolazione genetica. Gli esperti gli attribuiscono una elevata tollerabilità, ma non per questo può essere consumato da chi ormai soffre di celiachia.

Se trovate prodotti a base di Senatore Cappelli, vi consiglio di preferirli.

Nazareno Strampelli

(Continua…)

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